18 luglio 2007
Ieri sera al Charleston di Via Brunenghi a Finale Ligure un trio di onorati massoni si è raccolto in modo estemporaneo in onore di una cena a tema: la cucina calabrese.
Presenti un socio fondatore della setta e due membri onorari: il Presidente dell’Accademia (della bruschetta? Ndr) e il Farmacista.
Un leggero aperitivo prepara le menti, bruschette di ‘nduia e pomodorini preparano il palato…
- Piatto di affettati e di salumi misti mistici e misto piccanti con pecorino saporitissimo
- Cavatelli calabresi al sugo, in quantità adeguata all’eccelsa qualità.
- Salsiccia calabrese con contorno di patate al forno
- Capretto al forno
- Nerello di Calabria annata 2004; Amaro del Capo
Il trio è stato messo a dura prova in quanto la stagione calda impedisce sforzi prolungati di massima intensità; si sospetta anche un tentativo di sabotaggio da parte delle autorità locali, in quanto per tutta la cena si è assistito ada una sfilata di ragazzine pocovestite dallo sguardo languido. Sicuramente concupivano le prelibatezze provocatoriamente esposte sul tavolo. Tuttavia nessuno può dire che la prova non sia stata superata! Nessuna portata è stata rifiutata!
Breve scheda sul vino degustato :
Nerello Calabria Igt 2004
Tipologia : Rosso
Gradazione alcolica : 13
Vitigni : Magliocco, Montonico nero
Aspetto: limpido. Colore: rosso rubino carico con toni violacei. Al naso è ampio, intenso e persistente, fine, con netti sentori fruttati ( vi si coglie mora e ciliegia mature) e, lieve, di vaniglia. In bocca è secco ma discretamente morbido, sapido, sufficientemente tannico, caldo, pieno e persistente. Netta al retrogusto, la nota fruttata. Considerazioni: è prodotto con uve magliocco e montonico nero allevate ad alberello, con una resa di 80 ql per ettaro. Vinificazione: pressatura soffice e lunga macerazione delle bucce; fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata. Affinamento: sei mesi in botti di acciaio inox, sei mesi in barriques di secondo passaggio e altri sei mesi in bottiglia. Evoluzione: giovane ma abbastanza armonico. Terrà bene altri 2-3 anni (se riuscite a nasconderlo…).
Pare inoltre che il paese abbia parlato a lungo dell’impresa. Il clamore suscitato dall’evento non accenna a spegnersi. Ne è testimonianza questa missiva dell’era digitale che si riporta in calce per dovuto e doveroso spirito di cronaca:
“Ieri mattina il Presidente è arrivato in Ufficio in barella.Grande lo
sconforto della Ad…ma che non si dava pace “mimmuccio mio mimmuccio mio”
Mi ha assicurato che la sera prima voi trre eravate sconfortati dall’assenza
degli altri componenti.Lacrime tutta la sera tra una portata e l’altra. La
conseguente disidratazione vi ha obbligato a prosciugare otri di vino.
Pensi che abitando a meno di venti metri verso le 11 si è sentito un rumore
assordante. Sembrava un singhiozzo di disperazione. Verso le 2 del mattino
mi sono svegliato all’improvviso con la Verità nella mente. Era un Rutto.
Un saluto.
Camillo“
Ovviamente chiudiamo con l’amaro….
Amaro del Capo
Liquore estratto dalle erbe del Monte Poro e di Capo Vaticano
Area storica di produzione e consumo: Limbadi, in provincia di Vibo Valentia.
Legame col territorio: alto poco più di 800 metri, il granitico massiccio del monte Poro si spinge fino nel Tirreno. Nel suo promontorio crescono pregiate essenze che beneficiano di un clima marino e di una temperatura ideale. Ciò favorisce nella pianta lo sviluppo di quegli aromi e virtù salutari che contribuiscono al successo di questo Amaro, che dalla produzione familiare, di cui riportiamo il metodo di esecuzione, è passata a quella di mercato.
Descrizione del prodotto: il liquore è di colore scuro, gusto dolce mandorlato dal retrogusto ricco di aromi erbacei.
Tecniche di produzione: le erbe, circa una trentina, tra le quali ricordiamo la liquirizia, la menta, l’arancio amaro, l’anice e vari agrumi, si mettono a macerare per qualche giorno in un vaso di vetro insieme all’alcol purissimo. Si scioglie lo zucchero nell’acqua bollente che, appena raffreddata, si aggiunge alle erbe. Si mescola bene il tutto lasciando in riposo per altri 4/5 giorni. Si filtra su garza e si imbottiglia chiudendo ermeticamente. Infine il prodotto viene fatto amalgamare per almeno 4 mesi.
Ps: un grazie di cuore ai Fratelli Charlie che hanno reso possibile questo evento! (Eddieson)